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Recensione concerto THE HIVES @ Alcatraz 05/04/’08

hives alcatraz.thumbnail Recensione concerto THE HIVES @ Alcatraz 05/04/08Dopo il sold out in pochi giorni dalla prevendita dei biglietti, gli organizzatori del concerto degli Hives si vedono costretti a spostare la location dal Rolling stone al molto più capiente Alcatraz.

Il gruppo spalla sono i “Henry Fiat’s Open Sore” (svedesi) che si presentano tutti e 4 con un passamontagna e sfornano una sorta di punk pesante e insipido poco idoneo alla serata.

Dopo circa un paio d’ore di ritardo rispetto all’ora indicata sui biglietti ecco accendersi un neon color rosso sgargiante che altro non è che la scritta “The Hives” (vedi foto) che domina tutto il palco.

Il pubblico (composto da molti svedesi) a questo punto sente che tutto è pronto e comincia a scaldarsi. Finalmente i 5 Rockers compaiono sul palco tutti vestiti con un impeccabile smoking nero accompagnato da una cravatta a strisce bianconere giusto per far pan-dan con il loro ultimo album (The black and white album). Si inzia con un minuto piuttosto imbarazzante dove il tecnico del suono si dimentica di aprire il microfono al cantante il quale supportato dalle sue casse spia funzionanti non si accorge del disguido che sta avvenendo e imperterrito continua a cantare…ma ci si riprende subito forte, e l’Alcatraz diventa immediatamente una bolgia scatenata dove è impossibile star fermi. Pelle Almqvist (cantante) e Nicholaus Arson (chitarrista) sono indemoniati, non stanno fermi un secondo e continuano a gesticolare, ballare, far smorfie, ammiccare e saltare in ogni occasione mentre Christian Grahn (batterista) se ne sta tranquillo e beato a pestar giù duro con una sigaretta che si sfumazza come se niente stesse accadendo. Mattias Bernvall (bassista) e Mikael Karlsson (chitarrista panzone) invece son più statici e l’unica cosa che fanno (oltre suonare) è grondare di sudore. Le canzoni della scaletta sono le più cariche degli ultimi due album (gli altri 4 non vengono nemmeno presi in considerazione) e l’unica canzone che permette al pubblico di rifiatare è “Diabolic scheme” che viene piazzata proprio a metà dell’esibizione. Esilaranti quando nel mezzo di una canzone si paralizzano tutti e 5 contemporaneamente come delle statue per un minuto buono per poi ricominciare da dove si erano fermati. Pelle si dimostra essere un gran chiacchierone, infatti alla fine di ogni canzone fa qualche discorsetto…discorsi che servono solo a caricare l’ambiente a volte snocciolando anche un italiano che non ti aspetti, tipo:”No Silenzio! Silenzio no bene…noi fare Rock’n roll, quindi voi dovere urlare e battere mani!”. Indescrivibile il finale che hanno in serbo “Two timing touch and broken bones” e “Tick tick boom” che fa esaurire del tutto le ormai poche energie residue degli spettatori.

Gli applausi di un pubblico soddisfatto e zuppo di sudore dopo circa 1 ora e mezza di puro degenero provocato da 5 pazzoidi svedesi che hanno sfornato il loro repertorio Rock’n roll, sono il coronamento di un live comunque perfetto sotto il profilo dell’esecuzione e dello show.

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