C’è una parte della stampa specializzata che non resiste al fascino di appiccicare un’etichetta alla musica e che non ha esitato a definire i Klaxons “New Raveâ€(definizione venuta fuori scherzosamente dai membri della band che però, quando hanno capito che non se ne sarebbero più sbarazzati, hanno velocemente ritrattato…); in fondo la band londinese non ha inventato nulla: ‘Myths Of The Near Future’ non è che un altro passo verso la moda anni 80 dell’indie rock contemporaneo, un ottimo esempio di fusione tra dance e rock, uno dei migliori segnali di rinascita dell’underground musicale di Londra dopo le illusioni patinate post-Libertines (vedi i BabyShambles…) ma non è l’inizio di una rivoluzione. In effetti ascoltando i primi singoli si poteva pensare che ci si trovasse di fronte a qualcosa di sconvolgente: il sound futuristico di ‘Atlantis To Interzone’, il ritmo forsennato di ‘Magick’ apparivano l’ingresso ad un nuovo mondo sonoro, la colonna sonora ideale di un viaggio tra universi paralleli; l’impressione rimane per parte del disco: ‘Totem On The Timeline’ è vagamente paranoica e ‘Isle Of Her’ sembra una cover di un pezzo degli “Echo & The Bunnymen’ fatta nel 2020…Il ritorno sulla terra avviene però dal quarto singolo del gruppo, ‘Golden Skans’, un bellissimo pezzo, vagamente nostalgico ma velocissimo, che avvicina il sound dei Klaxons a quello di Bloc Party, Bravery e Departures (tralasciando la vicinanza a quello stile di batteria tipico dei Franz Ferdinand dal quale nessuno, fortunatamente, è più in grado di distaccarsi); sullo stesso stile anche l’incipit ‘Two Receivers’, ‘As Above, So Below’ e la splendida ‘It’s Not Over Yet’, creata per custodire ricordi ed emozioni. L’attenzione del pubblico internazionale verso questi ragazzi inglesi sembra giustificata dalla qualità dei pezzi, sempre alta, e dall’energia dei loro live (abbiamo avuto il piacere di vederli qualche giorno fa a Milano) nei quali non avviene il fenomeno per cui molti album molto prodotti e arrangiati, una volta suonati sul palco, risultano scarni. Questo è sicuramente un disco d’esordio che, come pochi altri (vedi Strokes e Arctic Monkeys), avrà una grande influenza sul panorama musicale mondiale e che resterà a lungo nei lettori degli appassionati.





































