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Arctic Monkeys, Favourite Worst Nightmare ( Domino, 2007 )

3943 Arctic Monkeys, Favourite Worst Nightmare ( Domino, 2007 )Poco più di 12 mesi separano “Favourite Worst Nightmare” dall’illustre predecessore, un lasso di tempo piuttosto breve, stando a quanto di solito dura la gestazione di un album nuovo… La band di Sheffield stupisce per la velocità con cui confeziona un disco che fa discutere molto, a meno di 2 settimane dall’uscita, scatenando recensioni altalenanti su tutta la rete ( con risultati esilaranti, almeno per quanto riguarda un sito italiano… ), accomunate da valutazioni comunque sopra la sufficienza.

Grandi cambiamenti di stile non ce ne sono, e probabilmente è meglio così: questo renderà felici coloro che hanno apprezzato “Whatever People Say I Am…”, e non farà di certo cambiare idea ai detrattori del quartetto inglese.

Lo stile Arctic ormai c’è: e si riconosce dal primo singolo estratto, “Brianstorm”, brano d’apertura e pezzo più carico e veloce dell’album: chitarre e basso esplodono insieme alla batteria, portano ad uno stop per poi riprendere con un cambio di ritmo che trasforma l’espressione del pezzo.

Già, lo stile c’è eccome, ed è stata una grande impresa riuscire a crearsi una sonorità propria, un marchio di riconoscibilità che permetta di spiccare in un oceano di gruppi “anonimi”.

Alex Turner, voce e chitarra, viene lodato all’unanimità ( o quasi… ) per le qualità di compositore: i testi rimangono su ottimi livelli, unendo sarcasmo ad una forma semplice e accattivante ( ad esempio “Cause we can’t take our eyes off his t-shirt and ties combination” da “Brianstorm”, mi ricorda alcuni amici che non vestono proprio bene… ).

La qualità migliore è senza ombra di dubbio la capacità di coniugare riff taglienti e melodie che restano in testa, rendendo l’ascolto dell’intero disco piacevole e non noioso ( certo, parliamo di “solo” 40 minuti di musica ), inserendo nella scaletta pezzi lenti ( “Only Ones Who Know” ) per poi riprendere con ritmi più veloci ( “If You Were There, Beware”, “The Bad Thing” ); da segnalare un seppur minimo cambiamento nei suoni, un po’ più studiati ed elaborati rispetto all’album d’esordio, con più dinamiche e finezze espressive ( basta ascoltare “505”, chiusura dell’album ). Non aspettatevi una rivoluzione, ma una rassicurante evoluzione che fa ben sperare per il prossimo futuro.

Un album consigliato, che subisce la mancanza dell’effetto “hype” e di spasmodica attesa che invece ha scaldato il clima per “Whatever People Say I Am…” ma che dimostra le grandi qualità di un gruppo di ragazzi che hanno imboccato la strada giusta, e che per tecnica e creatività non hanno nulla da invidiare ad artisti ben più blasonati.

 

Brani consigliati: “Teddy Picker” e “Old Yellow Bricks”.

 

Tracklist:

 

1. Brianstorm

2. Teddy Picker

3. D Is For Dangerous

4. Balaclava

5. Fluorescent Adolescent

6. Only Ones Who Know

7. Do Me A favour

8. This House Is A Circus

9. If You Were There, Beware

10. The Bad Thing

11. Old Yellow Bricks

12. 505

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