
Nick Cave non è piu un giovanissimo, e si vede. Ma questo va tutto a suo vantaggio: dove ha perso in rabbia e furore, ha guadagnato in presenza scenica, in abilità nel dirigere e nell’intendersi con una band che comunque, già di suo, non sbaglia una nota che sia una. E nel sentire, e farti sentire la violenza emotiva delle sue canzoni. In un parco affollatissimo, i Bad Seeds presentano una scaletta classica che attraversa tutta la loro carriera, per la gioia dei fan accorsi per l’unica data nel nostro paese, e per di più gratuita.
C’è spazio quindi per i classici come The Weeping Song, Stagger Lee e Love Letter, ma anche per i brani più recenti composti alla chitarra, che aumentano l’energia di tutto il set come se ce ne fosse bisogno. L’allestimento è piu che sobrio, un telone nero alle spalle. Ai Semi Cattivi non servono carrozzoni tecnologici e scenografie psichedeliche come ad alcuni loro coetanei, e non son mica dei ragazzetti qualunque venuti a farci ballare quindi anche i giochi di luci sono sobri. Si parte con Papa Won’t Leave You Henry, acustica,che scivola in Dig, Lazarus Dig e poi in Red Right Hand, riarrangiata in una versione guidata dal basso, che sfiora il jazz. Un avvio a dir poco fulminante. Nature Boy è dedicata a Mick Harvey, il chitarrista che ha lasciato la band da qualche mese. Moonland è dedicata alla luna, “that big fucking yellow thing in the sky”, ci tiene a specificare Nick (insomma, quando uno è poeta è poeta sempre!), che troneggia gigantesca sopra il palco già reso spettacolare dalla reggia di Venaria alle sue spalle. Dicevamo, Nick non è piu un ragazzino arrabbiato, salta zompa e arringa puntando il dito – e indossa un discutibile vestito che ricorda molto quello di un predicatore televisivo - ma non è più minaccioso, solo terribilmente carismatico. E’ impossibile staccargli gli occhi di dosso. E’ palesemente di buon umore, commenta le canzoni e chiacchera col pubblico – arriva persino a dire qualche parola in italiano: un tempo Re Inchostro minacciava i fan di morte se lo disturbavano. Tupelo, e Deanna ci riportano indietro nel tempo, agli inizi dei Bad Seeds cupi e furiosi, ma niente da fare, l’arrangiamento è tosto e veloce e Nick urla parecchio ma di picchiare il mio vicino non mi viene voglia (se non quando un armadio di 2m di altezza e altrettanti di larghezza mi si piazza davanti, ma la ragione in quel caso è ovvia). Nick è in stato di grazia, e noi con lui: attacca Henry Lee e si commuove, poi chiude il concerto con Lucy. Canta “oh lucy can you hear me when i cry and cry and cry “ prima di girarsi e salutare. Ora tutto gli su può imputare ma non di non metterci il cuore. I cinici, come me, penseranno in fondo è un uomo di spettacolo, un animale da palcoscenico che ha imparato, giustamente, a fare un po’ di scena…ma è la musica a farla da padrone, e tutti stasera la sentono allo stesso modo.
Tanto di cappello ad un mostro sacro che l’anima non se l’ è venduta , e non l’ha persa per strada, ma la regala, ogni tanto, a pezzi.





































