
Fin dalla pubblicazione, nel 2007, del loro album d’esordio, Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not, gli Arctic Monkeys sono considerati una delle band più influenti della scena indie rock mondiale, capaci di ottenere un successo e un’attenzione che pochi altri artisti riescono a eguagliare.
Attenzione che è cresciuta proporzionalmente alle notizie trapelate riguardo al terzo lavoro del gruppo, Humbug prodotto, oltre che dal fedele James Ford, dal frontman dei Queens Of The Stone Age, Josh Homme.
Una collaborazione che è sintomo di un bisogno costante di Alex Turner (23enne, ripeto 23enne) di voler sperimentare e cambiare, anche attraverso il suo side-project con Miles Kane, i Last Shadow Puppets.
Cambiamento che emerge dal nuovo disco, non tanto nella scrittura, quanto nell’arrangiamento e nella velocità dei pezzi; se la ricercatezza dei suoni fa sembrare grezzi i primi due lavori del gruppo, la differenza maggiore tra questi e Humbug è proprio la velocità dei brani, dimezzata rispetto al ritmo vertiginoso del secondo album. Se escludiamo l’arrangiamento orchestrale, l’ultimo disco sembra più il successore di The Age Of The Understatement che di Favourite Worst Nightmare.
La capacità di scrivere ottime canzoni di Alex Turner rimane, anche se è innegabile che alcuni pezzi che potrebbero arricchire questo Lp sono finiti nell’esordio dei Last Shadow Puppets. Un altro cambiamento importante riguarda l’orecchiabilità delle canzoni: se la forza degli esordi del gruppo sono state infatti canzoni che restavano in mente dopo il primo ascolto, i nuovi brani hanno bisogno di un lungo rodaggio prima di rientrare tra i vostri preferiti.
Se la produzione di James Ford è ben percepibile in Secret Door e nella bellissima Cornestone, l’influenza di Josh Homme connota il resto del disco; tra gli episodi migliori il singolo Crying Lightning, Dangerous Animals, Pretty Visitors (probabilmente la canzone in assoluto più cattiva del gruppo) e il finale di Dance Little Liar.
Anche se probabilmente 4 album in meno di 4 anni sono tanti anche per la fertile mente di Alex Turner, non c’è dubbio che la prova sia un’altra volta superata, con una lode giustificata dalla capacità di questi ragazzi poco più che ventenni di fare ciò che vogliono, senza pensare troppo a ciò che ci si aspetta da loro.





































