L’unica tappa italiana del Resistance Tour ha portato più di 60.000 persone a riempire lo stadio di San Siro, fra cui non sono mancati personaggi celebri come Ligabue. Il concerto si apre con l’irruzione di un finto corteo di protesta con tanto di bandiere e striscioni che accompagnano le prime note di Uprising (“rivolta”).
Il trio inglese, guidato dal talentuoso Matthew Bellamy, fa il suo ingresso su un futuristico palco racchiuso in un parallelepipedo che si trasforma in un megaschermo tridimensionale. Si susseguono la potente Supermassive Black Hole e brani più recenti, come Neutron Star Collision, colonna sonora del film Eclipse. Dopo l’avvolgente Histerya arrivano alcuni pezzi che fanno tremare lo stadio, come la splendida Resistance,Undisclosed Desires e Starlight, cantata a pieni polmoni da tutti i fan.
Improvvisamente e fuori programma, viene annunciato da Dominic Howard un ospite a sorpresa, un “amico comasco” del gruppo; in realtà la strepitosa voce che intona Back In Black degli AC/DC è quella di Nic Cester, frontman dei Jet. Terminata la cover, i Muse mandano letteralmente in delirio San Siro con Time is running out, seguita da Unnatural Selection e daUnintended.
Dopo una breve pausa gli spettatori vengono colti di sorpresa dalla comparsa di un disco volante che tiene sospesa in aria un’acrobata intenta a volteggiare sulle note del trio inglese. Mentre si susseguono Take A Bow e Plug in baby vengono lanciati sul prato palloni giganti a forma di occhio che divertono i fan più scatenati.
A chiusura di un concerto energico e altamente spettacolare, arriva la maestosa Knights of Cydonia, intonata splendidamente da un Bellamy spaziale, ricoperto di led luminosi. E’ stato lo stesso Bellamy a dire durante il concerto “stasera facciamo una grande festa” e così è stato. Nonostante l’acustica di uno stadio come San Siro non sia delle migliori e un po’ di magia dei Muse si perda a favore di uno spettacolo quasi teatrale, quello che rimane è una grande performance, che ancora una volta consacra i tre ragazzi inglesi come una delle più grandi band dell’ultimo decennio.
Capaci di fondere in due ore rock, pop e elettronica, i Muse sfuggono ad ogni etichetta e regalano ai 60.000 fan minuti di pura energia alternati a momenti più suggestivi, con uno straordinario Bellamy al piano capace di incantare tutti i presenti. Il “grazie mille” da lui pronunciato in italiano segna la conclusione di una serata che li ha visti dominare e mandare in delirio lo stadio che per il terzetto inglese rappresentava una grande sfida. Vinta.






































