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RECENSIONI: The Futureheads ‘The Chaos’, 2010

Future 300x300 RECENSIONI: The Futureheads The Chaos, 2010

“ 5, 4, 3, 2, 1  Let’s go!“ Chitarre stizzite si fanno largo con forza, strette a braccetto con una batteria caotica ed impaziente, prima che l’inconfondibile voce di Barry Hyde faccia di nuovo irruzione, a ricordarci che quelli che suonano sono The Futureheads, non i Ramones,e che l’album che stiamo ascoltando è del 2010 non del ’76.

Raramente l’indie-rock é suonato cosí diretto e sfrontato.

Un passo indietro. Nel 2004 l’omonimo album d’esordio dei Futureheads aveva entusiasmato per esuberanza e vitalitá, permettendo al quartetto di Sunderland di staccare di varie lunghezze tutti quei gruppetti che tentavano, inutilmente, di emulare il successo dei  Franz Ferdinand.

I due seguenti lavori del gruppo, News and Tributes (2006) e This is Not the World (2008), se da un lato confermavano l’incredibile facilità della band nel comporre melodie catchy e facilmente memorizzabili, dall’altro mostravano un preoccupante appiattimento artistico; l’eccessivo citazionismo ed il sound calibrato sulle sonorità wave dei primi anni ’80 andavano inevitabilmente a discapito di freschezza ed aggressivitá.

The Chaos invece, abbandona ogni vezzo stilistico per proseguire la strada della velocità e del beat. Tra schitarrate punk cariche di adrenalina e melodie vocali ammiccanti, a volte al limite della ruffianaggine, i Futureheads farciscono questo loro quarto cd con almeno 7 o 8 potenziali singoli. Se si prende il disco per quello che è, senza cercarci dentro un’originalitá che qui non è di casa, non si potrá fare a meno di mettere al massimo il volume e di lasciarsi trascinare da questi 11 colpi di pistola. Tra riff singhiozzanti e cantati febbrili (Struck Dumb), ritornelli strambi e armonie esagitate (The Connector) e refrain appiccicosi anche se un po’scontati (I Can Do That),  The Chaos scivola via veloce come un treno in corsa, chiassoso ed irrequieto.

Il singolo Heartbeat Song e la closing track Jupiter rappresentano i due poli opposti del disco. La prima all’inizio lascia interdetti, quasi infastiditi, per la sua melodia pop punk sfacciatamente teen (alla Blink-182 per intenderci…) ma alla lunga si fa apprezzare per un ritornello che è impossibile levarsi dalla testa. La seconda mostra i Futureheads al meglio delle loro capacitá, impegnati ad esibirsi in continui cambi di ritmo ed in armonie vocali a cappella davvero notevoli, che raggiungono il loro climax nella sorprendente ghost track.

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