Per i fan italiani dei Phoenix l’unica data italiana della band alla Reggia di Venaria Reale, vicino Torino, è stato un appuntamento imperdibile. Era infatti parecchio tempo che il gruppo francese non faceva tappa nel nostro paese, anni nei quali ha pubblicato due tra i più interessanti dischi pop del decennio, It’s Never Been Like That e Wolfgang Amadeus Phoenix.
Il pubblico accorso, dopo un momento di sconcerto alla vista dei posti a sedere preparati per lo show, si precipita sotto il palco all’arrivo della band che attacca proponendo 3 dei migliori pezzi del suo repertorio: Lisztomania, Consolation Prizes e Long Distance Call. Su queste note inizia a cadere una pioggerella estiva che accompagnerà tutto il concerto ma che sarà più piacevole che fastidiosa vista la temperatura torrida.
Dopo l’incipit adrenalinico, con il cantante Thomas Mars subito sceso tra la folla a raccogliere abbracci, lo show prevede una scaletta che esclude quasi totalmente i primi due dischi (l’unica eccezione nella prima parte è Run Run Run) per concentrarsi in particolare sull’ultimo lavoro, da cui vengono estratti praticamente tutti i pezzi (Fences, Lasso, Rome, Love Like A Sunset, la bellissima Girlfriend, Countdown….).
Colpisce l’atteggiamento umile della band, che ha stampato in volto la gratitudine per quei ragazzi che li stanno a guardare sotto la pioggia e che, malgrado il numero non elevatissimo, scaldano l’atmosfera.
Dopo la pausa di rito tornano sul palco Thomas Mars e Christian Mazzalai per un paio di canzoni acustiche (tra cui Playground Love) che precedono il finale affidato al classico If I Ever Feel Better (che sconta il poco entusiasmo del gruppo nel proporla) e a 1901, pezzo di rara bellezza chiesto a gran voce dal pubblico.
Un’ultimo brano suonato con potenza e precisione, emblema dello show di uno delle band più talentuose degli ultimi anni, diventata con il tempo fenomeno di nicchia malgrado una formula di pop accessibile potenzialmente a chiunque.






































