Barry Hyde, ciuffo rockabilly, giacca di paillettes e movenze da artista d’avanguardia, attende i giornalisti in un camerino diverso da quello del resto della band; un atteggiamento vagamente da star che smentisce subito con un’accoglienza calorosa e umile.
Tra pochi minuti la band salirà sul palco del Trouble Festival a Monza per presentare il nuovo album, The Chaos, il secondo pubblicato dall’etichetta di proprietà del gruppo, la Nul Records.
Ed è proprio dalla diversa libertà tra il fare un disco autoprodotto e uno per una major che parte il colloquio:
Noi abbiamo sempre fatto quello che volevamo nel momento in cui volevamo. Musicalmente abbiamo sempre avuto assoluta libertà quindi non aspettatevi che qualcosa sia cambiato. Onestamente la cosa che è cambiata maggiormente è questa: come puoi vedere la copertina del nostro ultimo disco è l’insieme di diverse nostre idee. Mentre prima non avevamo il controllo totale dell’artwork ora siamo completamente coinvolti in ogni cosa che riguarda l’album.
E la pressione è la stessa? O autoproducendo un album si sente meno la pressione legata alle vendite?
E’ molto difficile capire la differenza perchè quando abbiamo fatto il primo album eravamo dei teenager; siamo persone diverse ora e credo che reggiamo molto meglio la pressione. Abbiamo imparato come funziona e per noi è anche molto più soddisfacente. Abbiamo imparato trucchi, suoniamo meglio. In studio ad ogni modo decidi tu come impostare il lavoro. Se vuoi avere un’esperienza accellerata puoi decidere di farlo; noi decidiamo di volta in volta, lavoriamo molto duro ma non sentiamo pressione. Anzi spesso finire il lavoro in studio è triste perchè finisce la connessione tra di noi; a quel punto devi solamente andare in concerto e proporlo. La pressione può essere una buona cosa ma solo se riesci a goderne. Se la senti ma non la vuoi non puoi essere creativo e se non sei creativo non puoi essere un musicista.
Molti gruppi infatti fanno un secondo disco inferiore all’esordio proprio perchè sentono troppo la pressione .
Sì, la differenza è questa, è semplice: quando una band va a registrare il primo disco non sa come funziona, non sa come andranno le vendite, non sa quanta gente ascolterà quelle canzoni. Con il secondo disco crescono le aspettative e molte band tentano di rifare in fretta un disco identico al primo; noi avremmo potuto fare un Futureheads II ma non l’abbiamo fatto perchè siamo persone artistiche. Quindi abbiamo pensato di fare un secondo disco sviluppandolo, siamo andati in mezzo alla campagna, in inverno e il risultato è stato un album più dark; eravamo in un posto isolato, non facevamo nulla tutto il tempo e questa cosa è presente nell’album.
In definitiva l’essere senza contratto discografico è stata la cosa migliore che ci sia mai successa perchè ci ha messo nella posizione di fare quello di cui abbiamo bisogno.
Alcune canzoni dell’esordio dei Futureheads sono state prodotte da Andy Gill dei Gang Of Four, una leggenda della scena post punk che però non sembra aver lasciato un buon ricordo nel cuore della band; dopo che il chitarrista Ross mi ha confessato che non c’è stata assolutamente alchimia nel lavorare con Gill, Barry conferma la versione:
Noi non avevamo mai lavorato con un produttore quindi non sapevamo cosa volesse dire e quale differenza ci fosse. Eravamo molto giovani, Dave aveva solo 17 anni, quindi non sapevamo cosa aspettarci. Il vero produttore del nostro esordio però è stato Paul Epworth: lui è veramente un genio, ha lavorato con Bloc Party, Maximo Park, ha prodotto Florence & The Machine. Ha prodotto Hounds Of Love, Decent Days And Nights, Meantime, He Knows, tutte le belle canzoni.
Però a Andy Gill devo dare il merito di avermi fatto scoprire le ostriche; lui mi diceva: “Barry, mangiare un ostrica è come mangiare l’essenza dell’oceano.” In verità sanno di acqua di mare.
C’è qualche band che ti piace particolarmente e che ti senti di consigliare ai fan?
Sì, una band che mi piace molto e che dovete ascoltare sono i Dutch Uncles, sono fantastici. Hanno fatto un solo album, puoi trovare qualcosa in rete, c’è una canzone intitolata Steady Cam, un’altra intitolata Face In; loro sono di Manchester e gli abbiamo fatto anche aprire dei nostri concerti.
Per quanto riguarda la scena americana mi piacciono molto i Fugazi, anche se credo sia molto tempo che non pubblicano un album, e in generale la scena punk di Washington. Mi piace anche il folk.
Ti piacciono i Mumford & Sons?
Mi piacciono ma non sono i miei preferiti.
A questo punto il discorso torna su The Chaos, l’ultimo disco del gruppo omaggiato con convinzione dal cantante:
Sono molto soddisfatto, credo che sia il nostro miglior disco. Creativamente è l’album più completo che abbiamo fai fatto. Riesce a riportare benissimo cosa siamo in questo momento.






































