Sarò sincera e metterò le cose in chiaro sin da subito: quella che segue non è la classica recensione da “indie snob” che va a un concerto, sta tutto il tempo in fondo al pubblico a braccia conserte, sapendo già perfettamente che stroncherà l’esibizione, perché il gruppo che sta vedendo ormai è conosciuto da più di un centinaio di persone.
No.
Quella che segue è la recensione di chi il concerto lo ha visto dalla transenna, molto poco indie e ancora meno snob. Per cui se rientrate nelle categorie di chi a) pensa che gli Editors facciano solo musica per depressi b) che siano solo la brutta copia degli Interpol c) che Tom Smith canta come Ian Curtis, fermatevi qui.
Fatto il dovuto preambolo andiamo avanti veloce, sorvolando sulla fila fatta sotto un sole cocente, sugli opening act e sugli OK GO (sui quali però vorrei spendere una parola: sorprendenti) e arriviamo alla recensione vera e propria del concerto degli Editors tenutosi a Livorno nell’ambito dell’ Italia Love Wave.
Vogliamo parlare dei due presentatori che in un minuto inanellano due misere figure con un maccheronico BIRMINGAM e THE Editors? No, non ne parliamo. Parliamo del concerto.
L’apertura è affidata a In This Light and on This Evening, che ho sempre considerato un buon inizio perchè rappresenta perfettamente il gruppo inglese: parte piano (dando un iniziale moto di orgoglio a chi, tra i presenti, li ritiene un gruppo noioso) per poi esplodere all’improvviso dimostrando anche ai più scettici quando questa band riesca ad essere potente nell sue esibizioni live.
Segue poi un quartetto di canzoni prese dal secondo album, iniziando proprio con An End Has a Start e che finisce con quello che probabilmente è il pezzo più bello degli Editors, almeno secondo l’opinione di chi scrive, Escape The Nest su cui i quattro sembrano sempre raggiungere una fusione totale fra loro e con il pubblico, in un equilibrio perfetto fra musica, parole e emozioni che non so ben descrivere, so solo che ogni santa volta finisco con i lucciconi agli occhi (l’ho detto che non era una recensione da indie snob).
Tom Smith si presenta in grande spolvero, si muove in quel modo strano e un po’ goffo in cui solo lui si muove senza però mai perdere il controllo della sua voce profonda, mentre gli altri suoano, si divertono, ridono e scherzano fra loro e con il pubblico. Un bello spettacolo che prosegue in una scaletta di tutto rispetto in cui si mischiano molto bene i pezzi più vecchi, fra i quali svetta sempre Munich, e quelli nuovi.
Il nuovo picco si raggiunge con The Racing Rats in cui la Rickenbacker di Chris Urbanowicz ha un ruolo d’eccezione, entra con una prepotenza incredibile sul ritornello, cede il passo per un attimo al pianoforte di Tom Smith ma ha la meglio sul finale, con gioia e sudore di tutti, artisti e pubblico. E’ poi la volta di Smokers Outside the Hospital Doors e vi lascio immaginare in che condizioni pietose versavo io dopo l’ennesimo highlight di questo live…se prima ero sudata (31 gradi, per la cronaca) dopo questo pezzo ho direttamente deciso di rovesciarmi addosso una bottiglietta d’acqua, cattiva idea perchè con l’umidità che c’era non si sarebbe asciugata più.
A questo punto il palco si svuota e resta solo Smith con il pianoforte per una versione davvero emozionante di No sound But the Wind al termine della quale rientrano tutti per il bis finale in cui arriva la sopresa You Are Fading, una B-side amatissima dai fan degli Editors in cui è Ed Lay il vero protagonista, e sembra avere almeno un paio di braccia in più, dimostrandosi un batterista di tutto rispetto.
Si passa poi per Bricks and Mortar, Papillon e il finale è, come sempre, lasciato a Fingers in The Factories e il concerto si conclude, con gli Editors e noi del pubblico che siamo più che coscienti di aver messo su uno spettacolo belllo e coinvolgente, sicuri di aver dato tutto il possibile.
Torno a Roma soddisfatta e contenta anche di aver trascinato con me i miei amici, che probabilmente mi hanno seguita per mettermi a tacere una volta per tutte dopo averli letteralmente perseguitati con le mie eterni lodi per il gruppo di Birmingham.
Ed ecco il colpo di scena, uno di loro, che fino a settimana scorsa rientrava nelle categorie a) b) e c) mi ha detto che se dovessero tornare a Roma verrà sicuramente.
Vittoria!








































