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Recensione concerto The Cure 02/03/08 @ Palasharp (MI)

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Chi pensava di trovare Robert Smith e soci appesantiti dagli anni e dal successo si sbagliava di grosso. La formazione di questo tour è composta dal batterista Jason Cooper, Simon Gallup (bassista) che sfoggia una canottierina nera aderentissima accompagnata da dei fuseaux ovviamente neri mostrando un fisico da atleta ventenne,  Porl Thompson (chitarrista) che si presenta completamente pelato indossando un kilt scozzese, e ovviamente dal leader Robert Smith nella sua solita tenuta dark, con i capelli sconvolti, con le labbra immancabilmente impiastricciate di rossetto rosso vivo ma con gli occhi contornati di nero morte.

Solo il colpo d’occhio del Palasharp gremito è uno spettacolo e non si contano i cloni di Robert Smith che in centinaia invadono ogni settore.

Finalmente alle 20:50 inizia il concerto, e subito si capisce che la parola d’ordine dell’esibizione sarà “atmosfera”. Atmosfera che viene creata dalla scarna scenografia che non essendo molto curata viene sovrastata dalla musica e dalla malinconia producendo una situazione in perfetto stile Cure.

La scaletta è ben articolata è va a comprendere tutti i brani più celebri,  ma anche brani inediti (del nuovo album in uscita intorno a Maggio) e molte vecchie perle appositamente pescate dal vasto repertorio ormai trentennale per soddisfare i fan più esigenti.

Il concerto ha una durata insolita, ovvero ben tre ore e dieci minuti, cosa che comunque la band aveva già annunciato prima del tour affinché si potesse  ripercorrere tutta la loro evoluzione musicale accontentando tutti i supporters. La cosa è stata ben programmata e ha dato i suoi frutti.

Infatti si inizia ripercorrendo gli anni 90 snocciolando pezzi come “Plainsong”,  “Prayers of rain”, “A night like this”, “Pictures of you”, “Lullaby”, “Kyoto song” quasi tutte tratte dagli album “Wish”, “Disintegration” e “The Cure”.

Fa discutere in alcune canzoni l’assenza delle tastiere (punto di forza di molti loro successi) che vengono rimpiazzate dalla chitarra elettrica di Thompson (elemento richiamato appositamente per il tour) che con un suono distorto rende ogni canzone nettamente più rock dell’originale anche grazie alla collaborazione di Gallup che deve fare gli straordinari in alcuni casi per sopperire alla carenza degli effetti della tastiera.  Comunque il concerto nonostante la lunga durata scivola via piacevolmente facendo sentire alla band tutto il calore da parte dei presenti con un’ovazione  all’inizio di ogni brano. Dopo questa fase si arriva negli anni 80 dove viene sezionato l’album “Kiss me, Kiss me, Kiss me” da cui vengono estrapolate “If Only Tonight We Could Sleep”, “The Kiss” e “Just like heaven” fino ad arrivare ai loro brani diciamo più cupi tratti da “Faith”, “Pornography” e “Seventeen seconds”. In fine si conclude all’insegna della gioia e del ballo (non c’è solo tristezza e malinconia nei Cure) e il pubblico si infiamma sulle note delle celebri “Lovecats”, “Close to me”, “Boys don’t cry”, “Why Can’t I Be You?”, “10:15 Saturday night” e Friday I’m In Love.

Dopo piu di 3 ore, dopo quasi 40 canzoni, dopo ben tre pause i Cure si congedano dal palco Milanese con un Robert Smith che si prende un’ ovazione interminabile percorrendo il palco in tutti i suoi angoli per salutare ogni fan dimostrando grande sensibilità.

I Cure hanno dimostrato di essere più vivi che mai sfoggiando ancora una volta un frontman dal carisma infinito e dalla voce intonsa nonostante i quasi 50 anni, un bassista che si è dannato sul palco senza star fermo un secondo, un chitarrista che ha fatto un gran lavoro e un batterista che senza strafare ha comunque soddisfatto ogni aspettativa, ma quello che ha colpito maggiormente è la passione e l’intensità che questa band ha messo in gioco, azzardando anche la scelta coraggiosa (e discutibile) di abolire le tastiere favorendo una linea più rock. Gli spettatori, più o meno dark, di diverse generazioni e gusti musicali sono stati tutti accontentati grazie al grande lavoro svolto dalla band in un concerto indimenticabile, consapevoli del fatto di aver assistito all’esibizione di questi artisti che negli hanno non hanno mai tradito le loro origini mantenendo immutato il loro stile e la loro inclinazione musicale senza “vendersi” alle esigenze di mercato che il business impone (come molte band famose hanno fatto) e sicuramente questo è uno dei motivi del loro successo internazionale…loro non tradiscono i fan e i fan non tradiscono loro.

 

La scaletta completa dell’esibizione:

Plainsong, Prayers For Rain, Alt.end, A Night Like This, The End Of The World, Lovesong, Pictures Of You, Lullaby, Catch, From The Edge Of The Deep Green Sea, Kyoto Song, Please Project, Push, Just Like Heaven, A Boy I Never Knew, If Only Tonight We Could Sleep, The Kiss, Us Or Them, Never Enough, Wrong Number, The Baby Screams, One Hundred Years, Disintegration, At Night, M, Play For Today, A Forest, The Lovecats, Friday I’m In Love, In Between Days, Freak Show, Close To Me, Why Can’t I Be You?, Boys Don’t Cry, 10:15 Saturday Night, Killing An Arab.

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6 Responses for “Recensione concerto The Cure 02/03/08 @ Palasharp (MI)”

  1. Berto scrive:

    ho visto i Cure in occasione dell’uscita di Bloodflowers. è stato incredibile! fanno dei concerti lunghissimi in confronto alle altre band, ma vi assicuro che si assapora ogni singolo minuto! sono grandiosi!!!

  2. LimmY scrive:

    Tollo is live!!!
    Ti ricordo i The Hives il 05/04…i biglietti…

  3. Roby scrive:

    HO visto il concerto di Roma, non avevo mai visto un concerto dei Cure prima, sono rimasta incredibilmente affascinata da Robert Smith!!! Uno dei pochi cantanti che infiamma il pubblico solamente alzando lo sguardo! Stupendo!!!!!

  4. TOLLY scrive:

    Eh si…ha una carica carismatica incredibile

  5. FMJEWS scrive:

    Solo un appunto sulla prima parte della recensione, in cui si parla di anni 90, in realtà in questo concerto le uniche canzoni anni ’90 eseguite sono 4: Never Enough ( da Mixed Up del 1990),From the edge of the deep green sea e Friday I’m in Love (da Wish del 1992) e Wrong Number (dalla raccolta Galore del 1997).
    Comunque GRANDISSIMO Concerto, ce ne fossero di band così in circolazione…

  6. sabrina scrive:

    La voce di Robert è sempre unica e meravigliosa!Me ne sono innamorata non appena l’ho sentita ed il fascino è ancora irresistibile!!

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