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RECENSIONI: Arctic Monkeys live @ PalaSharp, Milano 26/01/2010

Alex 200x300 RECENSIONI: Arctic Monkeys live @ PalaSharp, Milano 26/01/2010

Il concerto milanese degli Arctic Monkeys segna il ritorno della band in Europa dopo le tappe del tour negli Stati Uniti e in Canada.

La pausa per le vacanze natalizie si avverte nella prima parte dello show, in cui Alex Turner e compagni stentano a carburare: dopo l’iniziale Dance Little Liar, il gruppo propone delle versioni decisamente sottotono di Brianstorm e di This House Is A Circus, con un Turner poco lucido alle prese con problemi di memoria.

La band si scalda con la splendida cover di Red Right Hand di Nick Cave, seguita da due tra i migliori pezzi di Humbug: My Propeller (che Turner rivela essere il prossimo singolo) e Crying Lightning.

Il gruppo continua alternando alle nuove canzoni i classici dell’esordio, che subiscono negli arrangiamenti l’influenza di Josh Homme e della sua produzione, determinante nell’ultimo disco; sempre sorprendente l’entusiasmo provocato nei fan da The View From The Afternoon, I Bet You Look Good On The Dancefloor e When The Sun Goes Down.

Il sound e il ritmo rallentato dei brani dell’ultimo disco, uniti all’atteggiamento non proprio da showman di Alex Turner, comportano una risposta piuttosto tiepida del pubblico, che sembra in attesa di una svolta energetica che non arriva mai, se non nella scarica di adrenalina portata da Pretty Visitors (pezzo che ancora una volta mette in luce la bravura e la potenza del batterista Matt Helders).

Dopo la pausa di rito, i Monkeys ritornano sul palco per suonare due pezzi di Favourite Worst Nightmare: Fluorescent Adolescent e 505, confermando una scaletta basata sugli ultimi due dischi.

Il concerto è emblema della svolta che la band ha intrapreso con l’ultimo album e della decisione di abbandonare un sound accattivante e orecchiabile per pezzi più riflessivi e ricercati, ma non di minore qualità.

Se un altro album in questa direzione potrà chiarire il loro status di (stoner?) band, gli Arctic Monkeys sono in questo momento in un limbo, divisi tra vecchio e nuovo, con il compito di convincere con il nuovo sound e con il rischio di adattarlo ai pezzi che li hanno resi famosi.

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