
Un nuovo album dei Muse è sempre uno degli appuntamenti più importanti dell’anno nel panorama rock. Le aspettative verso la band di Matt Bellamy sono sempre molto alte, sia a livello commerciale che a livello qualitativo. Da Showbiz a Black Holes & Revelations infatti tutte le pubblicazioni del gruppo hanno portato entusiasmo o perplessità, ma non sono mai state accolte con indifferenza.
L’ultimo lavoro dei Muse, The Resistance, è partito nel migliore dei modi per quanto riguarda le vendite, volando in testa alle album chart di 16 paesi, grazie probabilmente anche al traino dell’album precedente, Black Holes & Revelations, che, grazie a pezzi come Starlight e Invincible, aveva interessato fasce più ampie di pubblico.
Dal punto di vista della soddisfazione dell’ascoltatore The Resistance rischia di essere un ibrido che non riesce ad accontentare (appieno) nessuno. Si rassegnino i fan della prima ora che attendono un ritorno alle origini ad ogni nuovo capitolo della discografia del gruppo. Anche questo disco segue l’evoluzione che la band ha preso in questi ultimi anni.
Per chi abbia apprezzato Black Holes & Revelations invece l’inizio del nuovo disco è piacevole: il primo singolo Uprising, The Resistance e Undisclosed Desires sono pezzi ben riusciti, malgrado a tratti troppo pop.
Le prime (grosse) perplessità arrivano con United States Of Eurasia, un brano pomposo che, tra melodie orientaleggianti e fortissimi richiami ai Queen, risulta fuori posto. Con qualcosa di abbastanza buono (Unnatural Selection, MK Ultra) e qualcos’altro di meno buono (Guiding Light, I Belong To You) si arriva al finale, ovvero a Exogenesis, una sinfonia in tre parti che può piacere o non piacere ma che rende questo disco definitivamente eterogeneo (nell’accezione negativa del termine).
Le domande che sorgono spontanee riguardano le intenzioni dei Muse riguardo a questo lavoro; sia che abbiano voluto osare una svolta sinfonica, sia che abbiano voluto seguire la direzione del disco precedente o che abbiano tentato un’evoluzione del proprio sound, il risultato finale è in ogni caso un coitum interruptus che comporta un’inevitabile, sottile insoddisfazione.














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A volte non siamo mai contenti…io lo sono anche questa volta!!!eheheeehehehhehhehhheh!!