I Vampire Weekend hanno la peculiarità di far sembrare tutto estremamente facile. Dopo aver conquistato la popolarità internazionale con l’album d’esordio, il gruppo ha piazzato il secondo album, Contra, in vetta alla classifica di Billboard, attestandosi come la prima band con etichetta indie britannica in grado di esordire in vetta alla classifica americana da 19 anni a questa parte.
Il sound stesso della band, caratterizzato da un’immediatezza, da una semplicità e da una freschezza disarmanti, sembra ottenuto con una formula semplice, quasi banale; impressione che svanisce quando ci si rende conto della ricerca approfondita sui suoni, del lavoro sulla musicalità del cantato e dell’originalità che permea tutto il disco.
I Vampire Weekend sono l’espressione più avanzata della scena indie contemporanea, della sua parte più cool e ‘fighetta’. Facce pulite, autoreferenzialità, citazioni colte sono i tratti di una band piacente e compiaciuta, che ha in questo caso tutto il talento per potersi permettere questo atteggiamento.
I testi surreali di Ezra Koenig sono l’emblema di un modo di fare musica distante da artisti i cui pezzi escono dallo stomaco o dal cuore. Le canzoni della band sono cerebrali, fatte di giochi di parole e create su aneddoti di nessuna rilevanza, pur analizzando a volte alcuni temi cruciali della nostra epoca (“Every dollar counts and every morning hurts, We mostly work to live until we live to work…“). Horchata, California English, Taxi Cab, Diplomat’s Son e Cousins sono spazi che hanno consentito al gruppo di esprimere la propria creatività senza una particolare urgenza profonda.
Dimenticate l’impegno e la passione del secolo scorso e godetevi il tratto predominante di questo inizio millennio: il culto della (propria) personalità… In questo caso in una delle sue espressioni musicali più divertenti e riuscite.
















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