
Cosa ce ne facciamo dell’ennesima dark rock band? Abbiamo davvero bisogno di un altro clone dei Joy Division? I White Lies non brillano certo per originalità, il loro sound ricalca praticamente in modo esatto quello della band di Ian Curtis. Stesse tematiche, stesse ritmiche, stesso (quasi) timbro vocale. Intitolare il disco d’esordio To Lose my Life è già una dichiarazione d’intenti. Eppure, non suonano superflui, nè inutili.
E un motivo c’è… Il fatto è che gli umani sentimenti sono, per fortuna o purtroppo, universali. Da qui a chiedersi cosa ci sia di più universale dell’amore, e della morte (il grande livellatore, diceva qualcuno) su cui si concentra l’album, il passo è proprio breve. E così un testo dai toni gotici come Unfinished Business prende forma, e senso. Così si profila non come l’ennesimo invito all’ omicidio suicidio ma come la visione di una paura, e di una fascinazione comuni. Lo stesso vale per Death (serve aggiungere altro?) perfetta descrizione del terrore di volare, sia in senso fisico che metaforico. Il terrore di staccarsi dal terreno comune per farsi guidare da una forza altra è diventato il singolo tormentone che ha reso i White Lies un caso discografico, catapultandoli da zero alla testa della classifica inglese in un nanosecondo. La melodie incalzano- le canzoni hanno tutte una struttura simile, partendo dal basso e salendo verso toni sempre piu acuti e veloci, dando un senso di urgenza. Il muro di chitarre duro e compatto che ci si aspetta in realtà non c’è, i suoni sono tutti indirizzati verso la creazione di un impianto ritmico che scandisce le liriche apocalittiche e la bella voce, bassa e profonda, di Harry Mc Veigh.
E.S.P, guidata da basso e batteria, e From the Stars sono i punti piu alti dell’album: bastano pochi versi per capire dove stiamo andando: “if you tell me to jump then i’ll die” (ESP) e ”how we fall, from the stars back to our cities where ve’ve never felt so small” (From the stars). Riflettere sul senso di piccolezza, sulla paura di perdere l’amore e la vita, sul desiderio di sacrificarla per l’amore stesso, non ha mai fatto male a nessuno. Il malessere , il male di vivere, lo speen, sono insiti nell’animo umano e sono visioni che non accennano a smorzare il loro effetto, per quanto tempo passi. E allora tornano, e torniamo tutti a vestirci di nero, una volta in più.















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